luglio 22, 2015

Report giorno 3

Ottocento asciugacapelli che ci soffiano addosso aria bollente, ecco questa è la sensazione!
Oggi si va per campi! Non è una gita, non è un lavoro, ma andiamo a testare il grado di sudorazione e di fatica dell’altra faccia della medaglia, quella dei coltivatori. Le piantagioni di tabacco che andremo a visitare sono nelle campagne aretine, zona San Sepolcro, due orette di viaggio normalmente, ma con il nostro pulmino ce ne abbiamo messe un po’ di più.

Avete mai visto una pianta di tabacco?
Sapreste riconoscerla?
E’ davvero bella, una piantona ornamentale dalle grandi foglie carnose, dalla texture vellutata, di un verde intenso.
Mi viene da paragonarla ad un cavolo extra large, o un’insalatona fuori scala, comunque ce la vedrei bene lì nell’angolo delle scale di casa mia, al posto del ficus.

Vederne così tante, sistemate una accanto all’atra, in distese di filari, mi dà un senso di ordine, di pace e di rigogliosità.

Visitiamo prima un campo e poi un altro, conosciamo prima una signora che lo gestisce insieme ai suoi due figli, poi un uomo che lo fa insieme a sua moglie. Conduzioni orgogliosamente famigliari.
I coltivatori ci svelano i primi segreti di questa pianta, come prendersene cura, come farla crescere più rigogliosa eliminando ad un certo punto della sua maturazione il germoglio centrale, coi questi deliziosi fiori a calice colore rosa tendente al giallo bianco, di  come madre natura si prende gioco del duro lavoro dei coltivatori lasciando che intemperie e insetti apportino piccole modifiche indicate poi come imperfezioni, rendendo così le foglie più o meno idonee ad un particolare impiego piuttosto che un altro. Ci guidano attraverso il suo ciclo di vita, dalla semina alla raccolta, generalmente della durata di un anno, ma soprattutto ci fanno toccare con mano la fatica del lavoro nei campi, la fatica del lavoro manuale, l’orgoglio di prendersi cura di un terreno da generazioni.
Forse la vera ricompensa è proprio il senso di appartenenza verso questo territorio.
E come la terra arida approfittiamo degli spruzzi d’acqua per rigenerarci, anche se per effimeri attimi.
Il sole cuoce la nostra pelle, passiamo ora all’affumicatura dei nostri cervelli. Siamo accanto al campo, apriamo due pesanti porte di legno massiccio ed un ondata di odore intenso ci travolge. E’ tutto nero qui dentro! Certo è qui che le foglie del tabacco vengono appese su bastoni e lasciate affumicare.
Ogni dettaglio non viene trascurato dalla curiosità dei designer, i coltivatori non si aspettavano forse di essere travolti da tutte queste domande, ma ora li lasciamo liberi è ora di pranzo per tutti.
Breve pausa termica, piccolo choc con l’aria condizionata del pulmino, pranzetto veloce al centro di Arezzo, il tempo di farci conquistare da un’installazione on the road sul tema dell’Origine legata alla Madre Terra, e si rientra a Lucca.
Raccogliamo tutti i dati di questa trasferta, lavoriamo insieme fino a tardi.
Per noi designer è stato interessante ascoltare queste testimonianze, per ricordare l’importanza storica che la tabacchicoltura ha avuto ed ha nello sviluppo sociale ed economico delle zone interessate, e guardare al tabacco come strumento di caratterizzazione, al fine di promuovere la conoscenza, la tutela e la valorizzazione dei territori, delle risorse ambientali, paesaggistiche, artistiche e storiche e delle tradizioni, dei mestieri e di tutte le attività economiche legate alla sua produzione e lavorazione.
Siamo stanchi, ma il refrigerio della sera è più accattivante di un letto, è il momento giusto per le nostri menti toniche di progettare. La notte è giovane.

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